Beethoven e l’Inno alla Gioia

Beethoven nel 1823, all’epoca della composizione delle Variazioni Diabelli e della nona sinfonia: nella sua sordità diventata totale, comunicava con il suo ambiente soltanto tramite i quaderni di conversazione; ritratto di F.G. Waldmüller

Parlare di Ludvwig van Beethoven è come parlare della storia della musica. Servirebbe, forse, una piccola enciclopedia di storia musicale per farci rientrare tutto. Nato a Bonn nel 1770 è stato un compositore, pianista e direttore d’orchestra fra i più grandi al mondo. E’ considerato il più rilevante esponente del classicismo viennese ed è ricordato tra i principali geni della storia della musica. Una genialità non inficiata dalla sordità che lo affliggeva e che non gli ha impedito di lasciare una delle produzioni musicali definita fondamentale dagli addetti ai lavori, straordinaria per forza espressiva e capacità evocativa. Una produzione caratterizzata da sentimento che ebbe un’enorme crescita nel periodo romantico. Si possono ricordare di Beethoven le attività di produzione orchestrali, pianistiche e cameristiche. E sono considerati capolavori assoluti dei rispettivi generi appena citati opere e composizioni sacre come la Missa Solemnis e teatrali come Fidelio.

Ma non possiamo non citare quello che è considerato il suo capolavoro assoluto, ossia la Nona Sinfonia. L’inizio della sua scrittura coincise con la fine della Missa Solemnis. La sua genesi andò di pari passo con la volontà di Beethoven di musicare l’ode Inno alla gioia di Schiller. Secondo gli esperti il messaggio della Nona Sinfonia è umanista e universale. Il debutto, che vide un pubblico il letterale delirio accoglierla, avvenne il 7 maggio del 1824.

Forse non è un caso che l’Inno alla Gioia di Beethoven è la melodia utilizzata per rappresentare l’Unione Europea. L’inno esprime la visione idealistica di Schiller sullo sviluppo di un legame di fratellanza fra gli uomini che anche Beethoven condivideva. L’inno è stato adottato dal Consiglio d’Europa nel 1972 e nel 1985 è stato adottato dai capi di Stato e di governo dei paesi membri come inno ufficiale della Ue. Non c’è testo ma solo musica e nel suo linguaggio, come detto, questo inno vuole manifestare ideali di libertà, pace e solidarietà: tutti ideali perseguiti dalla Ue e dai suoi stati membri. Questo però non vuol dire che l’inno della Ue si sostituisca agl inni dei Paesi membri, ma il suo intento è quello di celebrare valori condivisibili. Oggi l’inno viene eseguito in cerimonie ufficiali che vedono la partecipazione della Ue e anche negli eventi che hanno connotati e caratteristiche europei.

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